Quando l’Isis eravamo noi

Quando l’Isis eravamo noi
Come si può uccidere in nome di Dio? Cosa non è cambiato dall’eccidio dei Valdesi, in piazza Montalto del 1561, rispetto all’abominevole massacro dell’Isis in Siria? Quali sono le dinamiche comuni tra queste due forme di terrorismo distanti quasi mezzo millennio?
Le risposte sono insite soltanto nello studio della storia, nella capacità critica e scevra di preconcetti di indagare gli eventi e le loro conseguenze. Ed è proprio questa l’abilità dello studioso Vincenzo Napolillo: ricostruire la storia dei Valdesi di Calabria Citra, dapprima accettati e tollerati in seguito perseguitati e sterminati dall’imperante potere cristiano, attuato attraverso il meccanismo repressivo dell’inquisizione. Quest’ultima rea di aver compiuto un aberrante massacro, nei pressi delle mura di Guardia Piemontese, in seguito “battezzata” Porta del Sangue proprio a causa della carneficina, senza fare alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini, perpetuando le stesse ed identiche mostruosità del Califfato Islamico.
La lucidità dell’opera di Vincenzo Napolillo, “I Valdesi e l’Inquisizione” edito dalla Nuova Santelli Edizioni però, a mio avviso, consiste nella lettura critica delle fonti, diffidando sia della storiografia cristiana, tendente a rimpicciolire le proporzioni del massacro, sia di quella protestante, tesa ad una sua enfatizzazione.
Infine, per rispondere ai quesiti iniziali, vi consiglio caldamente la lettura dell’ultimo capitolo, poiché, soltanto dall’interpretazione critica del passato e dalla sua conoscenza, può emergere una lezione edificante per il futuro, tale da evitare l’imbarbarimento della nostra cultura.
Il volume è acquistabile sia nel formato digitale che in quello tradizionale cartaceo ed è distribuito capillarmente sia nelle piattaforme tematiche mondiali che nelle librerie di tutta Europa. Un volume di assoluto livello tecnico, linguistico e storiografico.

Angelo Germino

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